ARTETERAPIA

Ogni forma d'’arte, di letteratura, di musica deve nascere nel sangue del nostro cuore .
L' ’arte è il sangue del nostro cuore;
io non credo in un'’arte che non nasce dal desiderio dell'’individuo
di rivelarsi all’'altro.
Io non credo in un'’arte che non nasce da una forza,
spinta dal desiderio di un essere di aprire il suo cuore.

Edward Munch

L’'essere umano, nel corso della sua storia, ha sempre creato, inventato, costruito, plasmato la realtà a suo piacimento; e se da un lato ci sono state grandi invenzioni frutto della tecnica e della necessità pratica, dall'’altro è sempre stato dato un grande valore a tutte le creazioni e le manifestazioni dell’'arte, ovvero tutto ciò che non è strettamente necessario alla sopravvivenza, ma che certamente rende più bella, piacevole e armoniosa la vita. In realtà lo sviluppo dell’'arteterapia degli ultimi decenni ci mostra quanto sia importante e salutare, e quindi in qualche modo necessario per il benessere psico-fisico dell'’essere umano, il processo creativo artistico, in qualsiasi forma si esprima: dalla pittura alla scultura, dalla musica, al teatro, alla danza, alla scrittura.Le prime forme d'’arte sono le pitture rupestri o le statuette votive delle antiche divinità, prima su tutte la Dea Madre, e ci restituiscono un aspetto fondamentale dell’'arte, ovvero la capacità di “imitare” la realtà attraverso un'’interpretazione simbolica, una trasformazione interpretativa. Ecco quindi che il bisonte “reale” diventa una macchia definita di colore, con una forma ben precisa, così come il corpo di una donna prosperosa viene riprodotto nella pietra come simbolo della Vita, della Natura fertile e prosperosa.Il principio di realtà insomma incontra il principio di piacere, il valore simbolico, con diversi livelli di astrazione: per l’'uomo primitivo infatti l'’arte è rappresentazione realistica, ma già le civiltà dell'Egitto e dell’'antica Grecia introducono elementi di astrazione importanti (le colonne dei templi sono la stilizzazione degli alberi, le forme geometriche del cerchio e del triangolo vengono associate a precisi significati, ecc…). Inoltre proprio queste civiltà riconoscono il valore terapeutico e curativo dell’'arte: gli antichi Egizi incoraggiavano le persone affette da disturbi mentali a “perseguire interessi artistici e frequentare concerti e balletti”, gli antichi Greci utilizzavano il teatro e la musica per favorire la catarsi, liberare le emozioni represse e ritornare ad una vita equilibrata. Durante il periodo medievale l'’arte intesa come cura dei disturbi emotivi subì un vero declino, sostituita dalla magia e dalla superstizione. Dal Rinascimento in poi, invece, si assiste a un cambiamento nella concezione dell’'arte e soprattutto dell'’artista: quest’'ultimo viene visto come una figura dotata di particolare sensibilità e l’'opera d'’arte viene concepita come una sorta di strumento terapeutico che permette l'’espressione di una realtà fantastica, che altrimenti l'’avrebbe potuto portare alla follia. Successivamente, durante la Rivoluzione Industriale, in Inghilterra l’'arte diventa uno strumento utilizzato per la cosiddetta “terapia morale” grazie alla quale i pazienti affetti da disturbi mentali venivano accolti in rifugi in campagna dove ricevevano cure, assistenza e svolgevano attività artistiche come la pittura, scultura e musica. Fu in uno di questi rifugi che Vincent Van Gogh trascorse buona parte della sua esistenza. Sono due donne, allieve di Freud, Margaret Naumburg e Edith Kramer, a partire dagli anni ’50' del secolo scorso a dare origine alla disciplina della moderna arteterapia, partendo proprio dall'’approccio che il padre della psicanalisi aveva rispetto all'’arte. Freud dice apertamente che la psicoanalisi non può far nulla per chiarire l'essenza del dono artistico, né può spiegare i mezzi con i quali l’'artista lavora, cioè la tecnica artistica. Ma la creatività rimane un fenomeno psichico: la creatività è una risposta positiva a un desiderio inconscio infantile, di natura prevalentemente sessuale, che sia stato frustrato e poi rimosso -cioè dimenticato- dalla mente. L'’elemento inconscio quindi dell'’arte la renderebbe un'’alternativa alla nevrosi, che si esprime in compulsioni, psicopatologie, tic nervosi, manie, ossessioni, prodotte dalla rimozione o dalla repressione di forti emozioni (di paura, rabbia o dolore). La creazione artistica per Freud rappresenta la sublimazione (spesso alimentata da elementi istrionici e/o narcisistici) del bisogno di riconoscimento, di accudimento, di amore rimasti insoddisfatti o repressi fin dall'’infanzia.Jung sostituisce alla libido freudiana il complesso archetipico dell’'inconscio, che sia nella sua componente individuale sia nella sua appartenenza all'’inconscio collettivo, è formato da figure, immagini, strutture psichiche fortemente simboliche. Si tratta di un processo di carattere istintuale: per Jung fame, sessualità, attività, riflessione e creatività sono tutti istinti, ed è l’'istinto creativo a rendere differente l'’uomo dalla altre specie viventi muovendolo verso la spiritualità e la produzione di simboli.